Terziaria domenicana

La parrocchia rimase senza parroco nel periodo 1957-1960. Allora, le Suore Domenicane delle campagne, che stavano solo a 30 chilometri, si proposero di venire per dare una mano per il catechismo. Elise ebbe una grande amicizia con una delle suore, Suor Solange, che aveva la sua età.

Targhetta di pellegrino di Elise quando è andata a Lourdes nel 1962

Questa conoscenza sarà provvidenziale e permetterà a Elise di creare i primi legami con l’Ordine Domenicano. Elise racconta:

“Mi ha dato da leggere un libro che racconta la storia di una giovane malata, del gruppo delle giovani cristiane, e… terziaria domenicana.
L’insieme delle due cose mi ha molto colpita. Terziaria… questo mi sembrava qualcosa a che fare col mondo antico, fuori moda, inconciliabile con la vita moderna. Poi, questa specie di «mezza misura» non mi diceva proprio niente. Mi dicevo: «O si è totalmente religiose, oppure laiche.»
Ma poi la storia di questa ragazza, che era del movimento delle giovani cristiane, dunque veramente del suo tempo, e terziaria, mi sembrava una specie di chiamata, forse non quella di imitarla subito (come si sa non m’appassiono così facilmente!) ma almeno a pormi seriamente la questione.
Ne ho parlato con Suor Solange la quale mi ha fatto avere un certo numero di documenti: delle riviste di terziarie francescane, e, soprattutto, certamente domenicane.”

Elise finirà per chiedere d’entrare nel terz’ordine domenicano, più precisamente in quello per i malati: “La Fraternità di Nostra Signora del Rosario”. In tal modo ella avrà l’opportunità di conoscere Padre Jourdain Bochin, domenicano del convento di Dijon, direttore della fraternità dei malati.

Elise pronunciò i suoi voti in occasione del pellegrinaggio della fraternità a Lourdes nell’ ottobre del 1962. Padre Bochin conservò, come esempio per tutto il gruppo, la targhetta da pellegrino di Elise nel suo archivio. Questa targhetta fu ritrovata in un modo sorprendente nell’ agosto del 2016 nella città di Besançon.

Elise fu molto felice d’appartenere alla fraternità dei malati; ella racconta tutto ciò in una lettera a don Générat:
“Allego, se Le interessa, i primi tre messaggi che ho inviato e che mi sono stati rimandati con le annotazioni di tutti (ci vuole più di 2 mesi per fare il giro – il messaggero viene chiamato «piccione» perché viaggia!) I disegni e i testi in rosso sono di Padre Bochin. Ogni volta c’è una tematica che viene trattata, e questo m’interessa. I contributi dagli altri sono veramente magnifici.”

È al padre Bochin che Elise affiderà la raccolta dei suoi testi. Di questi egli fece, un mese dopo la morte di Elise, un’ edizione privata, la quale fu distribuita tra i malati e gli amici di Elise. Padre Bochin fece una bella prefazione, che è una delle fonti più importanti per conoscere la vita di Elise.